Il bandito e il campione- di Francesco De Gregori
Il bandito e il campione
da Il bandito e il campione – 1992
Due ragazzi del borgo
cresciuti troppo in fretta,
un’unica passione
per la bicicletta,
un incrocio di destini
in una strana storia,
di cui nei giorni nostri
si è persa la memoria,
una storia d’altri tempi,
di prima dei motori,
quando si correva
per rabbia o per amore,
ma fra rabbia ed amore
il distacco già cresce,
e chi sarà il campione
già si capisce.
Vai Girardengo
vai grande campione,
nessuno ti segue
su quello stradone.
Vai Girardengo
non si vede più Sante,
è dietro a quella curva,
è sempre più distante.
E dietro alla curva
del tempo che vola
c’è Sante in bicicletta,
e in mano ha una pistola,
se di notte è inseguito,
spara e centra ogni fanale.
Sante il bandito
ha una mira eccezionale
e lo sanno le banche
e lo sa la Questura.
Sante il bandito
mette proprio paura
e non servono le taglie,
non basta il coraggio,
Sante il bandito
ha troppo vantaggio.
Fu antica miseria
o un torto subito
a fare del ragazzo
un feroce bandito,
ma al proprio destino
nessuno gli sfugge,
cercavi giustizia
ma trovasti la legge.
Ma un bravo poliziotto
che conosce il suo mestiere,
sa che ogni uomo ha un vizio
che lo farà cadere,
e ti fece cadere
la tua grande passione
di aspettare l’arrivo
dell’amico campione,
quel traguardo volante
ti vide in manette,
brillavano al sole
come due biciclette.
Sante Pollastri
il tuo giro è finito,
e già si racconta
che qualcuno ha tradito.
Vai Girardengo,
vai grande campione,
nessuno ti segue
su quello stradone.
Vai Girardengo,
non si vede più Sante,
è sempre più lontano,
è sempre più distante,
sempre più lontano,
sempre più distante.













