Un po’ di storia
Origini
In una pagina del Codice Atlantico, Leonardo da Vinci tracciò uno schizzo di velocipede con trasmissione a catena e demoltiplica, una novità introdotta soltanto nel 1885.
A Stoke Poges, nel Buckinghamshire, sulle vetrate di una chiesetta del 1642 è raffigurato un angelo seduto su una trave a forma di cavalluccio marino, appoggiata su due ruote.
Nel 1791, Monsieur de Sivrac realizza un rozzo prototipo di quella che sarà la bicicletta.
Intorno al 1840 il fabbro scozzese Kirkpatrick Mac Millan elabora un veicolo con la ruota posteriore motrice più alta di quella anteriore, con pedivelle azionate dall’uomo seduto sulla ruota stessa.
Intorno al 1880 Starley ideò un modello più basso, molto simile alla moderna bicicletta.
I Prototipi
Presso il Deutsches Museum di Monaco è conservato un modello detto bicicletta di Kassler risalente, pare, al 1761. La paternità dell’invenzione è tuttavia oggetto di discussioni, tanto che molti pensano si tratti in realtà di un modello francese esportato in Germania.
Nel 1791, Monsieur de Sivrac, un aristocratico parigino, realizza un rozzo prototipo di quella che sarà la bicicletta. Si tratta del celerifero, due ruote di legno a sei raggi congiunte da una trave: ci si spingeva facendo leva con i piedi a terra.
Nel 1817 il barone tedesco Karl von Drais presenta a Mannheim la draisina, con ruota anteriore sterzante, ma ancora senza pedali. Questi saranno aggiunti qualche anno dopo, direttamente sul mozzo della ruota anteriore, dal tedesco Philipp Moritz Fischer, costruttore di strumenti musicali.
La prima corsa di Draisine nel 1819 è stata vinta dal tedesco Semmler: 10 Km in 31′.30′.
Il Velocipede
Intorno al 1840 il fabbro scozzese Kirkpatrick Mac Millan elabora un veicolo con la ruota posteriore motrice più alta di quella anteriore, con pedivelle azionate dall’uomo seduto sulla ruota stessa.
Il moderno velocipede conobbe un certo impulso grazie ai francesi Pierre e Ernest Michaux, che realizzarono i primi modelli commerciabili nel 1861, costoro produssero una bicicletta con la ruota anteriore più grande di quella posteriore.
Tutti i modelli successivi si svilupparono secondo questi presupposti. In Inghilterra James Starley, operaio in una fabbrica di macchine, ideò il biciclo e lo battezzò ‘Gran-Bi’; i suoi superiori brevettarono il modello di Starley nel 1870 con il nome di ‘Ariel’ e cominciarono a produrlo industrialmente. Il biciclo ebbe grande successo, nonostante le difficoltà di guida.
In Italia il primo velocipede a tre ruote fece la sua comparsa nel 1869, dall’idea di un orologiaio e fabbricante di pesi.
Raimondo Vallani – questo il suo nome – presentò la sua invenzione durante il carnevale di Modena. Vallani riuscì a vendere questo mezzo di locomozione per duecento lire e da quel momento ne produsse altri.
La bici moderna
Intorno al 1880 Starley ideò un modello molto simile alla moderna bicicletta, anche perché ci si serviva di una catena per trasmettere il movimento alla ruota posteriore. Alla morte di Starley, il nipote perfezionò il modello, chiamato ‘Rover’, con un diametro delle ruote praticamente identico a quello attuale, il telaio a trapezio in tubi d’acciaio, lo sterzo diretto, la trazione posteriore con catena e demoltiplica, il freno a tampone sulla ruota anteriore.
Uno dei problemi principali delle prime biciclette era rappresentato dalle ruote in legno o in ferro. Fu il veterinario John Boyd Dunlop di Dublino a richiedere, nel 1888, il brevetto dei primi pneumatici in tela gommata riempiti d’aria per costruire un triciclo al figlio.
Già nel 1845 l’ingegnere civile scozzese Robert Thomson aveva brevettato degli pneumatici in gomma vulcanizzata. Tuttavia, essi non ebbero il successo sperato perché il suo inventore li aveva destinati alle carrozze.
Fu soltanto nel 1891 che i francesi Edouard e André Michelin inventarono il classico tubo di caucciù munito di valvola, inserito in uno più resistente.
La bicicletta cominciò a diffondersi sempre più, sempre più agili e maneggevoli, con i rapporti per le salite e la ruota libera per non pedalare in discesa.
Verso la fine del secolo, la nascente industria automobilistica sfruttò molte idee provenienti dal mondo della bicicletta nella costruzione dei primi veicoli a motore.
Oggi
Nel nostro secolo i miglioramenti hanno riguardato soprattutto i materiali, sempre più leggeri e resistenti. Di rilievo ci sono state due nuove tipologie di modelli: la prima negli anni cinquanta con la bici pieghevole e di dimensioni ridotte (la versione italiana, la ‘Graziella’ della Carnielli vendette un milione di esemplari).
La seconda novità, grazie anche ai migliori materiali, è tuttora in fase di espansione.
Si tratta del modello noto come ‘rampichino’ o anche ‘mountain bike’ sviluppatosi negli Stati Uniti negli anni Ottanta e che sta avendo un grosso successo anche in tutto il mondo.
Simile alla ‘mountain bike’, con ruote più larghe e telaio più pesante di una comune bici da strada, è la ‘city bike’, bicicletta da città adatta alle lunghe percorrenze.
Alcuni accorgimenti studiati per il rampichino sono poi stati utilizzati sulle bici tradizionali (come la leva del cambio al manubrio).
L’evoluzione tecnologica è tuttora in corso.
Link utili
Rete Civica di Legnano – La bici di Leonardo
http://web.archive.org/web/20041220161355/http://www.retecivica.legnano.mi.it/marinoni/html/parte1.htm (in italiano)













