I protagonisti storici
COSTANTE GIRARDENGO
Nato a Novi Ligure (Alessandria) il 18 marzo 1893, conquistò sei Milano-Sanremo e tre Giri della Lombardia. Il primo campionissimo vinse il Giro d’Italia nel 1919 e nel 1923. Nel 1919 vinse dominando la classifica generale dalla prima all’ultima tappa. Nel 1914 vinse la tappa più lunga del Giro di tutti i tempi: la Lucca-Roma di 430 chilometri. Fu anche commissario tecnico della nazionale. Morì del 1978.
Il 1919 fu la sua annata famosa. Non erano quelli i momenti per compiere propaganda ciclistica. Per tenere vivo l’interesse per i corridori e per le prove ciclistiche potevano bastare le maggiori corse di una sola giornata, fra le quali la Milano-Sanremo, che fu sospesa soltanto nel 1916, e il Giro di Lombardia. Queste corse mantennero in allenamento quei corridori che lavoravano nelle retrovie o quelli che la visita medica aveva tenuto lontani dalla trincea. Soltanto alla fine della guerra, nel 1919, la storia del Giro d’Italia ricomincia. La Gazzetta vuol senz’altro che il Giro percorra le strade della guerra, che si raggiungano Trento e Trieste, portando un omaggio e un saluto commosso.
In quell’anno Girardengo era nella forma più spettacolare della sua carriera; vestì la maglia tricolore e, fasciato da quella, entrò per primo a Trento e a Trieste.
ALFREDO BINDA
Nell’autunno del 1924, un giovane di nome Alfredo Binda, che in Francia lavorava come stuccatore, viene da Nizza a Milano in bicicletta per disputare il Giro di Lombardia. Alla Gazzetta rimangono incerti se accettarlo o no. Il debutto è promettente, la Legnano lo assume e al Giro del 1925 lo presenta nella formazione che ha per leader Brunero, già vincitore di due edizioni (1921 e 1922).
All’inizio, Binda si trova a disagio su strade più brutte di quelle che è abituato a percorrere in Francia. L’avversario da battere è Girardengo. Sulle salite del Sud, Binda si rivela scalatore eccezionale: il suo stile è perfetto.
Nel Giro del 1927 dominò la classifica generale dalla prima all’ultima tappa. Binda è il campione che ha vinto più tappe in un Giro (12 su 15 nel 1927), più tappe in assoluto (41 tra il 1925 e il 1933) e più tappe consecutive (8 nel 1929 dalla seconda alla nona tappa).
Dal 1927 al 1929 Alfredo Binda visse gli anni migliori della sua carriera ciclistica.
Il Giro d’Italia si affaccia ogni anno alla ribalta con qualche novità: dalla classifica a punti, si passa dopo tre anni alla corsa per squadre, e alla vigilia della guerra è fissata la classifica a tempi.
Si offre il conforto dei rifornimenti gratuiti, l’assistenza agli arrivi, l’alloggio assicurato. Si studia l’opportunità di offrire un vantaggio al vincitore di tappa e, per il 1927, si sperimentano le tappe consecutive. Per la prima volta il loro numero fu elevato a quindici per 3.728 chilometri.
Binda si impose nettamente fin dall’inizio della gara vincendo a Torino, a Reggio Emilia e a Lucca. A Grosseto cedeva però nella volata a Piemontesi, al quale la vittoria non sembrava portar fortuna, perché nella seguente tappa di Roma, sfinito, raggiungeva con grande ritardo il traguardo e abbandonava la gara nei primi chilometri della succcessiva Roma-Napoli.
Da quel momento Binda rimase senza avversari e riuscì a totalizzare dodici vittorie sulle quindici tappe.
CHARLY GAUL
Definito dai compagni l’angelo della montagna, il lussemburghese Gaul sembrava spesso avere le ali, anche quando la pioggia o la neve trasformavano le corse in calvari. Vinse sei titoli nazionali, due Giri d’Italia (primo in 11 tappe e 20 giorni in maglia rosa) e un Tour de France (10 tappe e 20 giorni in giallo). Molti accostano il nome di Gaul all’impresa del Bondone, ma è altrettanto indimenticabile la sua rinascita al Tour soprattutto dopo che era stato dato per spacciato. Charly smise di correre nel 1965.
GINO BARTALI
Il popolare Ginettaccio, vinse il Giro nel 1936, 1937 e 1946. Nato a Ponte a Ema (Firenze) il 18 luglio 1914, si impose in due Tour de France (1938 e 1948), quattro Milano-Sanremo e tre Giri di Lombardia. Nel Giro d’Italia è salito 7 volte sul podio.
Al Giro d’Italia del 1937 viene definito l’atleta solitario. Diciannove giornate di corsa e 23 tappe per 3.808 chilometri, dall’8 al 30 maggio. La novità assoluta era costituita dalla tappa a squadre a cronometro, da Viareggio a Marina di Massa.
Un’altra novità che in seguito si confermò altamente indovinata fu l’inclusione di una tappa dolomitica, la Vittorio Veneto-Merano, attraverso Fiera di Primiero, San Martino di Castrozza, Passo Rolle, Passo di Costalunga, Bolzano.
Fu a San Martino di Castrozza che Bartali fece il primo assaggio per tentare l’impresa temeraria di staccare gli avversari. Già il gruppo si era frazionato a Fiera di Primiero. Il primo tentativo non ebbe il risultato che il fiorentino si attendeva, perché all’attacco del Passo Rolle, Generati gli piombò alla ruota e non se ne staccò, per quanto aspri fossero i tentativi di Bartali.
Dalle montagne ancora ammantate di neve veniva un’aria fredda. È a questo punto, a 2 chilometri dalla cima del Passo, che Bartali mise a segno il secondo colpo. Gli altri non seppero resistere, e il più tenace, Generati, dovette staccarsi a sua volta dalla ruota del superbo avversario.
FAUSTO COPPI
Il Campionissimo, nato a Castellania (AL) il 15 settembre 1919, vinse cinque Giri (nel 1940, 1947, 1949, 1952 e 1953), due Tour de France, cinque Giri di Lombardia, tre Milano-Sanremo, un Mondiale e stabilì il record dell’ora. Morì nel 1960 per una forma di malaria intempestivamente diagnosticata.
Garzone di salumeria a Novi Ligure, conobbe Biagio Cavanna, il celebre massaggiatore cieco che intuì le sue potenzialità atletiche e lo spronò a gareggiare con la bicicletta. Al Giro d’Italia salì 7 volte sul podio.
LOUISON BOBET
Nato nel 1925, Bobet ha avuto nel padre il primo sostenitore, massaggiatore e direttore sportivo. Tra il 1947 e il 1956 si aggiudicò tre Giri di Francia, il Campionato del Mondo, la Parigi-Roubaix, la Milano-Sanremo, il Giro di Lombardia, il Giro delle Fiandre e il G.P. delle Nazioni, battendo campioni come Coppi, Bartali, Magni, Kubler e Koblet.
HUGO KOBLET
Svizzero di Zurigo, Koblet divenne professionista nel 1947, a soli 22 anni. Fu un corridore completo, forte sul passo, abile nello sprint e temibile in salita. Vinse il Giro d’Italia a 25 anni e fu la prima volta che uno straniero vinceva l’importante gara italiana. L’anno successivo fu la volta del Giro di Francia, che vinse su Coppi, Bartali, Geminiani, Magni, Ockers e Van Est.
JACQUES ANQUETIL
Nato nei pressi di Rouen nel 1934, Anquetil è stato un campione non molto amato dalle folle, per il suo carattere schivo e per la meticolosa precisione delle sue vittorie. Il primo Tour de France lo vinse a 23 anni, con un distacco di un quarto d’ora sul secondo. È l’unico corridore ad avere vinto nella stessa annata, il 1964, i Giri di Spagna, Italia e Francia. Otto anni prima aveva battuto il record dell’ora stabilito dal suo idolo Fausto Coppi.
Unico neo nella sua eccezionale carriera furono le corse in linea: non si aggiudicò mai una Milano-Sanremo, una Parigi-Roubaix, né un Giro di Lombardia.
FELICE GIMONDI
Felice Gimondi è stato il primo italiano a vincere tutti e tre i tour nazionali: la Vuelta di Spagna, il Giro d’Italia e il Tour de France. Nel 1973, Gimondi ha aggiunto un altro trofeo al proprio palmarés vincendo il Campionato del Mondo. La sua vittoria al Tour de France del 1965 è stata l’ultima di un corridore italiano.
EDDY MERCKX
Per decenni, tifosi e media si sono divisi su chi meritasse il titolo di miglior ciclista di tutti i tempi. Sicuramente, il nome del belga Eddie Merckx si staglia su tutti gli altri. Prima di Merckx, il titolo era conteso da quattro leggendari nomi del passato: gli italiani Fausto Coppi, Gino Bartali, Alfredo Binda e il francese Jacques Anquetil. Allorché Merckx si ritirò dalle corse nel 1977, il dibattito si estinse: Merckx era semplicemente il più grande di tutti.
La lista delle sue vittorie dimostra l’impegno intenso che questo corridore metteva nello sport. Egli non fu il miglior sprinter dei suoi giorni, né il miglior scalatore. Persino nelle gare a cronometro aveva chi lo poteva eguagliare. Tuttavia, il suo desiderio di vincere, unito a una forte determinazione lo hanno spesso condotto al successo.
Merckx vinse 5 Tour de France, 5 Giri d’Italia, 3 Campionati del Mondo, 7 Milano-Sanremo e stabilì un nuovo Record dell’ora nel 1972: 49.432 chilometri orari.
Mentre correva per il sesto titolo al Tour de France, fu colpito con una botta al torace da un tifoso francese. Questo fatto, unito alla straordinaria abilità del corridore Bernard Thevenet, gli fece perdere il titolo.
BERNARD HINAULT
Bernard Hinault nacque il 14 novembre 1954 in Bretagna (Francia). Benché non fosse sorretto da un fisico eccezionale, collezionò oltre 200 vittorie, comprese le vittorie di tappa, 27 delle quali al Tour de France. Questo gli valse il nome di Badger. Senza dubbio il miglior ciclista francese di tutti i tempi, merita senz’altro di essere incluso nella rosa dei più grandi campioni mondiali.
LAURENT FIGNON
Nel 1983, Laurent Fignon vinse il Tour de France al primo tentativo, un’impresa fino ad allora riuscita soltanto a Eddy Merckx e Bernard Hinault. La straordinaria vittoria che lo distinse anche nel Tour dell’anno successivo fece gridare al campione, ma un brutto incidente al ginocchio, occorsogli nel 1985 ne bloccò per qualche anno l’attività. Nel 1989 ricominciò a vincere a cadenza mensile, ma benché le gare a cronometro fossero la sua specialità, fu sconfitto proprio in queste: da Greg LeMond al Tour de France del 1989, da Francesco Moser al giro d’Italia del 1984, da Sean Kelly al Gran Premio delle Nazioni del 1986.













