Il ciclismo in Italia


In Italia la prima corsa in linea fu disputata nel 1870 lungo il percorso Firenze-Pistoia, attraverso Poggio e Caiano.
Nel 1985, in occasione del centenario della Federazione Ciclistica Italiana, questa corsa è stata ripristinata. Parteciparono 23 concorrenti e vinse il diciassettenne americano Rynner Van Heste, che coprì il percorso il 2 ore 12 minuti.

Sei anni più tardi fu la volta della Milano-Torino, rimasta tra le classiche mondiali tuttora disputate. Si classificarono rispettivamente Paolo Magretti (1°), Ricci (2°) e Balbiani (3°). Cento anni più tardi la gara fu celebrata con grande sfarzo e vide vincitore Miro Panizza.

Negli ultimi decenni del secolo scorso le gare si moltiplicarono in numerose città europee.
Contemporaneamente, migliorava anche la qualità delle biciclette, sempre più leggere e maneggevoli, fino all’introduzione nel 1891 delle gomme pneumatiche Dunlop.

Nel 1894 si disputò in Italia la Gran Fondo (600 chilometri). Nel 1902, la Milano-Modena, la Milano-Mantova e il campionato italiano professionisti.
Nel 1907, la Milano-Sanremo e il Giro della Sicilia. Nel 1909, il Giro d’Italia, il Giro del Veneto e il giro dell’Emilia; nel 1910, il Giro della Romagna e il giro dell’Umbria. Nel 1911, il giro della Campania.

L’Unione Velocipedistica Italiana fu fondata nel 1885 per volontà dell’avvocato Gustavo Brignone, segretario del Veloce Club Torino, che riunì i delegati delle 25 società esistenti in Italia. Purtroppo, i dissidi fra le società di Torino e di Milano portarono a un nulla di fatto, al punto che il presidente del V.C. Como, Ernesto Nessi, indisse nello stesso anno un nuovo convegno con una quindicina di società che diedero vita, a Pavia, alla Federazione presieduta per un anno dallo stesso Nessi.
L’anno successivo la sede fu portata a Torino, la presidenza passò ad Agostino Biglione Viarigi e segretario fu eletto l’avvocato Brignone.